«Vero amico dell’ambiente»: il Livatino inedito

«Il primo incontro col giudice Rosario Livatino fu fantastico». Sì, usa proprio questo aggettivo Domenico Bruno, commissario del Corpo forestale regionale siciliano, per ricordare la sua collaborazione col ‘giudice ragazzino’ ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. Era il 1983 e il magistrato già allora era molto attivo nel contrasto a chi attentava all’ambiente, a chi distruggeva la natura. Con una forte sensibilità che anticipava i tempi. Bruno, allora giovane maresciallo e comandante del distaccamento forestale di Agrigento, ci racconta questo impegno. Una storia inedita. «Mi colpì subito l’attenzione a quei principi di amore per la terra che ritrovo in Papa Francesco. Parlava della ‘nostra madre terra’ e diceva: ‘Dio ci ha fatto questo dono e noi lo trascuriamo’. Davvero aveva una grande passione per questo tema. E addirittura andava in giro per conoscere la natura del nostro territorio».

Una sensibilità che Livatino trasferì nel suo lavoro di magistrato. «Allora – ricorda Bruno – occuparsi di ambiente era un tabù, anche per la magistratura. L’attenzione che avrebbe dovuto esserci invece mancava. C’erano parecchie connivenze e lui l’aveva capito». Fu proprio una vicenda di connivenze in campo ambientale a farli conoscere. «Avevo mandato in Tribunale una notizia di reato relativa a un incendio doloso di un rimboschimento a Licata, zona a forte densità mafiosa. Invece di mettere le piante avevano messo dei ‘cippi’, dei semplici ramoscelli. Ma prima della verifica del lavoro, tutto era stato bruciato, per far sparire le prove». Continue reading