Targa commemorativa al Tribunale di Palermo

13707662_1755736564641046_8246062674309439693_nInaugurata oggi, presso l’Aula Magna della Corte di Appello di Palermo, una targa commemorativa dei magistrati caduti in Italia per mano del terrorismo, della criminalità organizzata e nell’esercizio delle funzioni. Tra i nomi figura anche quello del Giudice Rosario Livatino.  L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), in occasione delle commemorazioni della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

“Diritti e le frontiere: il fenomeno migratorio, la tratta di esseri umani, la tutela della persona, il diritto di asilo e il riconoscimento dello status di rifugiato”

La Scuola Superiore della Magistratura e l’Associazione Nazionale Magistrati organizzano di un corso di formazione sul fenomeno migratorio, in memoria del Giudice Rosario Livatino. L’evento è in programma i prossimi 25 e 26 settembre presso il Tribunale di Agrigento (aula Rosario Livatino)

Il corso analizzerà il fenomeno migratorio negli aspetti di interesse per la giurisdizione. In particolare, con riferimento alla giustizia penale, si soffermerà sulla nuova disciplina della tratta degli esseri umani (d.lgs. n. 24 del 2014); riguardo alla giustizia civile, sulle problematiche processuali del diritto di asilo e dello status di rifugiato, nonché sui poteri istruttori del giudice e sulle relative fonti informative.

La locandina con il programma del corso

Anno giudiziario: Caltanissetta, Anm ricorda Giudice Livatino

Con la collaborazione dell’associazione Tecnopolis, dell’associazione ”Amici di Livatino” e della Fondazione Progetto legalita’ i magistrati nisseni hanno promosso la pubblicazione di un volume intitolato ”Non di pochi, ma di tanti”, in ricordo del giudice Rosario Livatino assassinato dalla mafia che e’ stato distribuito stamattina in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. ”Recuperare il profondo senso del messaggio di Livatino aiuta i magistrati a capire come devono essere per svolgere la delicata funzione cui sono preposti”, ha detto il presidente della sezione distrettuale dell’Anm di Caltanissetta Giovanbattista Tona. ”Livatino, fu un giudice silenzioso e riservato, equilibrato e professionalmente preparato, lontano dalla politica e dalla societa’. – ha aggiunto – Il buon giudice deve fare mere scelte tecniche? Lui diceva chiaramente che il magistrato non puo’ rendere un utile servizio, se non partecipa al cammino della Storia; e diceva pure che, fino a quando il legislatore non fara’ scelte normative chiare e coerente, nella giungla delle regolamentazioni dovra’ decidere se del caso anche tenendo conto dei contesti nei quali si trova ad operare”. ”La sua vita professionale si fondo’ – ha sottolineato – su idee forti, radicali e radicate, che egli non nascose e che costituiscono la roccia sulla quale si regge l’asta con il giogo che da’ equilibrio ai due lati ai piatti della bilancia. Il giudice che voleva essere Livatino e che e’ certamente e’ riuscito ad essere, non deve fare politica, non deve aderire a partiti politici o candidarsi a competizioni elettorali; e persino questo non basta”. ”Anche all’epoca c’erano dibattiti sulla giustizia e, mentre la mafia pensava ad uccidere Livatino, in tanti si occupavano di altro; – ha aggiunto – salvo poi a recarsi ai suoi funerali, e nascondere tutta la loro superficialita’ con l’elogio della riservatezza di Livatino. Non era lui che doveva mettersi in mostra; sarebbe stato dovere di altri accorgersi di cio’ che faceva”.(ANSA)

tratto Ansa – Portale Legalità

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