Rosario Livatino: uomo di legge, uomo di Cristo

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“Rosario Livatino: Martire della Giustizia Discepolo del Crocifisso Uomo di legge, uomo di Cristo” In questo modo viene definito il Giudice Rosario Livatino nel pannello presente nel nuovo Palazzo di Giustizia di Palermo, inaugurato nel 2004, insieme ai profili biografici dedicati ai … Continue reading

Il “giudice ragazzino” maestro di vocazioni

L’iniziativa regionale dal 25 al 27 agosto. Il vescovo di Trapani: ha realizzato il binomio di giustizia e misericordia. Come lui siamo chiamati a esercitare il criterio di discernimento

«Rosario Livatino cercava il massimo della giustizia come atto di amore, con la convinzione che se veramente è giustizia è anche amore e se è veramente amore è ricerca di giustizia vera». E in questo il giovane magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 «è un piccolo grande maestro e tutto questo lo deriva dal Vangelo altrimenti sarebbe stato un normale e grigio vergatore di carte e invece ha sempre cercato la verità partendo dal rispetto della persona fatta a immagine e somiglianza di Dio». Così il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, delegato per le vocazioni della Conferenza episcopale siciliana, spiega le decisione di dedicare alla figura del “giudice ragazzino” il 4° Percorso per animatori vocazionali che si terrà dal 25 al 27 agosto ad Agrigento. «Non possiamo – aggiunge – parlare di vocazioni in un modo stantio e ripetitivo come alcune volte è stato fatto, ma dobbiamo allargare la riflessione, non solo teorica ma testimoniale, sul fatto che ci sono degli uomini che hanno vissuto radicalmente la loro identità di battezzati nella storia e nelle piaghe della società».

Livatino è una figura che può essere collegata anche al Giubileo?

Davvero questo “giudice ragazzino” è un sogno realizzato del binomio giustizia e misericordia, perché da un lato è stato inflessibile nella ricerca della giustizia senza cedere a nessuna forma di compromesso e di condizionamento, e dall’altro lato è stato finemente attento a ogni persona, qualunque fosse la sua condizione di offensoreo di offeso.

Si può parlare per lui di una sorta di vocazione?

È il lavoro la sua vocazione, fede come istanza che vivifica l’attività del laico cristiano nella sua vita quotidiana. Lui non si è mai pensato né come uomo disagrestia, per carità, ma neanche come uno che deve testimoniare la sua fede col calendario liturgico alla mano. Livatino va ad attingere l’alimento spirituale dall’Eucaristia, quando può quotidiana, ma in questo rapporto personale col Signore non è autoreferenziale. È profondamente ecclesiale ma di un’ecclesialità che si vive nelle pieghe dell’umanesimo quotidiano, che lo impegnava nel rendere giustizia al fratello e questo è dare lode al Signore e realizzare se stesso. Non aveva bisogno di supplementi esteriori, di mettersi addosso delle etichette di cristianoper esserlo.

Livatino ha fortissima la responsabilitàdi dover giudicare.

È paradossale ma la nostra è un’epoca che ha rinunciato per certi versi a giudicare. Siamo tutti plasmati dal giudizio della televisione, della grande stampa. Riproporre Livatino significa anche riproporre questa capacità di giudizio che ogni persona dovrebbe avere a cominciare dall’amministrazione della giustizia che non può essere un generico passar carte per poi far prevalere chi ne ha prodotte di più. Siamo chiamati, e questo è l’aspetto propositivo che vogliamo indicare nella figura di Livatino, a tornare ad esercitare fino in fondo il criterio del discernimento, se è bene o se è male quello che facciamo.

La figura di Livatino si incrocia con quella di Giovanni Paolo II, che prima della famosa “invettiva” di Agrigento aveva incontrato i genitori.

Quell’incontro è una sorta di spartiacque nel rapporto tra fede e giustizia, una nuova presa di coscienza della Chiesa. Il Papa con quel grido ha voluto denunciare tutto ciò che calpesta la dignità umana e cristiana e ci ha aiutato a ricordare come il mondo del diritto ha dei credenti che hanno pagato conla vita la loro fedeltà al Vangelo: Vittorio Bachelet, Aldo Moro e tante altre figure meno conosciute. Forse per questo Livatino ci ha sorpresi un po’ più tutti perché era un oscuro piccolo giudice di provincia, ma credo che man mano che andrà avanti il processo di beatificazione sempre più lo avvertiremo come un segno importante. Anche oggi sembra che il potere e la forza abbiano il diritto di tappare la bocca ai giudici. Ma se non sono liberi i giudici non è libero nessuno. Se hanno uccisoun “giudice ragazzino” vuol dire che tutti siamo nel mirino della mafia o di chi vuol difendere i propri interessi. I grandi santi hanno vissuto quotidianamente il Vangelo dell’amore e la denuncia del culto del denaro e del potere per se stesso. Per questo la tessitura ordinaria, illuminata dalla “luce verticale” del giudice Livatino, aiuterà i giovani a dire dei “no” importanti e a trovare la loro vocazione, camminando su vie nuove e di speranza.

(tratto da Avvenire del 13 agosto 2016)

Animatori vocazionali sulle orme del giudice Rosario Livatino

“Vocazioni e santità: io sono una missione”. E’ il titolo della quarta edizione del percorso per animatori vocazionali sulle orme del giudice Rosario Livatino, proposto dal centro regionale per le vocazioni dal 25 al 27 agosto 2016 ad Agrigento.

“Il nostro percorso vive una sua tappa fondamentale – dice monsignor Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani e delegato Cesi per le vocazioni – quella del confronto con gli ideali, i segni, i progetti, la responsabilità, la profezia, l’esempio di vita, il sacrificio, il martirio, dunque il senso e vangelo del giudice Rosario Livatino”. È, infatti, la sua la testimonianza che accompagnerà presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi e novizi, coppie di sposi, giovani, educatori e catechisti verso l’obiettivo di “formare alla cultura vocazionale color che sono preposti, nei propri ambienti, alla promozione delle vocazioni e all’accompagnamento spirituale”.

Il percorso animatori vocazionali si aprirà giovedì 25 agosto, alle 10 presso l’hotel Akrabello, al Villaggio Mosè. Il primo giorno è previsto l’intervento del vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, su “Vocazioni e santità: io sono una missione. Quale antropologia vocazionale?”. Nel corso della tre giorni sono previsti gli interventi: di don Salvatore Panzarella, biblista e parroco, presso la diocesi di Cefalù, su “Alzati, va’: la conversione di Giona alla missione”; di Laura Vaccaro, magistrato, su “Semina martyrii… Dall’esempio e dal sacrificio dei martiri di giustizia, quale speranza per la gente di Sicilia”; del giornalista Stefano Mistretta e di don Giuseppe Livatino, postulatore, su “Allo stesso modo di Geremia: giovane, profeta, martire. La testimonianza di Rosario Livatino”; di Cettina Militello, della Pontificia facoltà teologica Marianum, su “La vocazione tra profezia e martirio”. Ogni giorno è prevista l’Application artistic, musical o movie di don Marco Catalano, direttore dell’Cdv della diocesi di Acireale.

Venerdì 26 agosto i lavori si sposteranno a Canicattì, città natale del giudice Rosario Livatino, dove sarà possibile anche visitare la casa del servo di Dio e sostare a pregare sulla sua tomba.

Intanto, il 19 agosto, alle 21, al teatro Costabianca di Realmonte, si terrà una serata in ricordo del giudice Rosario Livatino e di tutte le vittime per vili mani mafiose, organizzata dal Comune di Realmonte in collaborazione con l’università degli studi di Palermo.

L’iniziativa sviluppa i temi del martirio, del sacrificio e della gratitudine, nelle forme di una sacra rappresentazione teatrale.

(articolo tratti da Agrigento Notizie)

Targa commemorativa al Tribunale di Palermo

13707662_1755736564641046_8246062674309439693_nInaugurata oggi, presso l’Aula Magna della Corte di Appello di Palermo, una targa commemorativa dei magistrati caduti in Italia per mano del terrorismo, della criminalità organizzata e nell’esercizio delle funzioni. Tra i nomi figura anche quello del Giudice Rosario Livatino.  L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), in occasione delle commemorazioni della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

Livatino, si pente uno dei killer

livatino autoLa richiesta di perdono di Gaetano Puzzangaro ci aiuta a comprendere la forza salvifica che alcuni uomini stanno toccando con mano in questo anno della Misericordia. Pentirsi e convertirsi, come urlato da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, dopo oltre 20 anni del gesto violento e crudele che fu l’assassinio del giudice Rosario Livatino, ci riporta all’immagine del Padre che accoglie il figlio e lo fa rientrare in casa. Questa richiesta di perdono ed il cammino di rinascita nella fede che lo ha prodotto non può che darci gioia e farci constatare che dopo il male ci si può sempre rialzare. La giustizia umana farà e ha fatto il suo corso, ma quella di Dio segue altri sentieri e il pentimento di Puzzangaro ne è la prova». Continue reading

Delitto Livatino, si pente uno dei killer

Il 21 settembre del 1990 venne ucciso nei pressi di Agrigento il giudice Rosario Livatino. Aveva 38 anni.

Il 21 settembre del 1990 venne ucciso nei pressi di Agrigento il giudice Rosario Livatino. Aveva 38 anni.

(ANSA) – AGRIGENTO, 29 GIU – Gaetano Puzzangaro, uno dei quattro killer che tesero l’agguato – il 21 settembre del 1990, in contrada Gasena ad Agrigento – al giudice Rosario Livatino, si è pentito. Il suo nome è finito fra quelli degli ultimi due testimoni che la Postulazione della causa di beatificazione sentirà prima di mandare tutti gli atti in Vaticano. Nei prossimi giorni i componenti della Postulazione andranno al carcere di Opera per incontrarlo. Un anno fa, il killer, originario di Palma di Montechiaro (Ag), aveva scritto una lettera riservata all’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro. Una lettera per chiedere perdono a Dio e per aver fatto parte di quel commando omicida. Come Puzzangaro, in carcere è cambiato ed ha chiesto perdono anche un altro dei killer: Domenico Pace ossia colui che sparò il colpo di grazia dopo che il giudice Livatino, 38 anni, fuggendo cadde in una scarpata.

(Ansa Sicilia)

Livatino: «Un eroe umile contro la mafia»

(articolo tratto da Avvenire.it)

«Un fortissimo senso della legalità, perseguita nel lavoro ma anche nella vita quotidiana: non accettare privilegi, non fare favori ai parenti e ai conoscenti che li chiedono. È questo un aspetto su cui si insiste molto, spesso intrecciato col valore, più tradizionale nel cattolicesimo, dell’inflessibilità, del senso del dovere. L’elemento nuovo non è dunque quello del rispetto delle regole, ma del rispetto delle regole dello Stato». È Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dai killer mafiosi il 21 settembre 1990, del quale è in corso il processo di beatificazione. 
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«Vero amico dell’ambiente»: il Livatino inedito

«Il primo incontro col giudice Rosario Livatino fu fantastico». Sì, usa proprio questo aggettivo Domenico Bruno, commissario del Corpo forestale regionale siciliano, per ricordare la sua collaborazione col ‘giudice ragazzino’ ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. Era il 1983 e il magistrato già allora era molto attivo nel contrasto a chi attentava all’ambiente, a chi distruggeva la natura. Con una forte sensibilità che anticipava i tempi. Bruno, allora giovane maresciallo e comandante del distaccamento forestale di Agrigento, ci racconta questo impegno. Una storia inedita. «Mi colpì subito l’attenzione a quei principi di amore per la terra che ritrovo in Papa Francesco. Parlava della ‘nostra madre terra’ e diceva: ‘Dio ci ha fatto questo dono e noi lo trascuriamo’. Davvero aveva una grande passione per questo tema. E addirittura andava in giro per conoscere la natura del nostro territorio».

Una sensibilità che Livatino trasferì nel suo lavoro di magistrato. «Allora – ricorda Bruno – occuparsi di ambiente era un tabù, anche per la magistratura. L’attenzione che avrebbe dovuto esserci invece mancava. C’erano parecchie connivenze e lui l’aveva capito». Fu proprio una vicenda di connivenze in campo ambientale a farli conoscere. «Avevo mandato in Tribunale una notizia di reato relativa a un incendio doloso di un rimboschimento a Licata, zona a forte densità mafiosa. Invece di mettere le piante avevano messo dei ‘cippi’, dei semplici ramoscelli. Ma prima della verifica del lavoro, tutto era stato bruciato, per far sparire le prove». Continue reading

La tomba di Rosario Livatino diventa patrimonio comunale

CANICATTI’. È stata acquisita al patrimonio indisponibile del Comune di Canicattì la cappella cimiteriale in cui sono conservate le spoglie mortali del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990.
La decisione è stata adottata dall’amministrazione comunale con una dettagliata delibera nella quale sono specificate anche le motivazioni che hanno spinto ad adottare questo provvedimento. La cappella all’interno del cimitero comunale di Canicattì , dove sono sepolti oltre al giudice Rosario Livatino anche il padre Vincenzo e la madre Rosalia Corbo, verrà “trasformata” in cappella monumentale.
L’acquisizione della cappella al patrimonio indisponibile del Comune è stata resa possibile, come riportato anche nella delibera di Giunta, dal fatto che la famiglia Livatino – Corbo non ha eredi e successori aventi causa che hanno diritto all’utilizzo della cappella gentilizia. La cappella è stata riconosciuta avente interesse storico.

(tratto dal Giornale di Sicilia)