Il diario del Giudice Rosario Livatino su Tv2000

I diari dalla scrittura personalissima e quasi indecifrabile di Rosario Livatino, l’iter del processo di beatificazione, il miracolo attribuito all’ intercessione del giudice, gli interrogativi che pone alla società civile la figura del magistrato la figura del magistrato assassinato dalla mafia 25 anni fa, il senso del giudizio e della giustizia vissuto alla luce della fede.

La puntata di “Bel tempo si spera”, andata in onda lo scorso 8 ottobre su Tv2000

Livatino, “giudice-martire della giustizia e della carità”

Radicale incompatibilità tra vita cristiana e mafia. Lo ha dimostrato il giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, e per il quale si appena conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione. «Un giudice-martire della giustizia, della carità», lo ha definito l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi. «Il Servo di Dio Rosario Livatino», ha detto, «è forse la più bella figura di laico  cristiano impegnato tra le vittime della mafia siciliana, che  all’integrità della fede cattolica, ha associato una fedeltà che si è fatta impegno civico e sociale fino al martirio».

«Il Cristo crocifisso, condannato innocente  morto per la redenzione dell’umanità, presente nell’aula  delle udienze  era per lui un richiamo alla carità e  alla rettitudine. L’aver avuto sul suo tavolo il Vangelo e il Crocifisso non erano segni di un devozionalissimo bigotto, ma perenne provocazione al suo compito di operatore della giustizia», ha continuato monsignor Pennisi.

Tra i documenti acquisiti per la causa di beatificazione, che adesso si sposta a Roma, anche le parole che Livatino aveva scritto in un tema in primo liceo: «La Bibbia è lo scrigno dove è racchiuso il gioiello più prezioso che esista: la Parola di Dio. Un gioiello che non si consuma mai è che non è un futile ornamento, ma un meraviglioso e saggio maestro di vita spirituale e materiale , che in esso si fondono ad indicare all’uomo una via piena di luce a cui si giunge attraverso tante strade secondarie, tanti viottoli nascosti segreti. Leggendola e comprendendola l’uomo ne riceve  i migliori consigli perché la sua vita spirituale si svolga serena e senza compromessi e chi ha  spirito pacato affronta la vita con coraggio e una abnegazione tali che ogni ostacolo viene eliminato».

Si sapeva che era un magistrato coraggioso e, dopo la sua morte, si è scoperto che era un cristiano serio. Nel vallone accanto alla superstrada, dov’era precipitato agonizzante per sfuggire ai killer, fu trovata accanto a lui la sua agenda di lavoro. Su di essa, nella prima pagina spiccava la sigla “STD”. Gli inquirenti pensarono a un messaggio cifrato per indicare il nome degli assassini, invece era una sigla che metteva nelle sue agende e anche nella sua tesi di laurea, che sta per Sub tutela Dei.

La sua è stata, come ha detto anche papa Francesco nell’udienza al Consiglio superiore della magistratura, nel 2014, «una testimonianza esemplare, fu un giudice leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana».

(fonte: Famiglia Cristiana)

Livatino, chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione

 «Stiamo chiudendo la fase diocesana del processo di beatificazione partita il 21settembre 2011. Poi inizierà la fase ‘romana’, la trasmissione degli atti alla Congregazione delle cause dei santi che valuterà l’eroicità della vita vissuta da Livatino e il presunto miracolo attribuito alla sua intercessione». Lo ha rivelato il postulatore della causa di beatificazione di Rosario Livatino, il giudice ucciso dalla mafia 25 anni fa, padre Giuseppe Livatino, a Tv2000. Il miracolo, ha spiegato il postulatore, «è accaduto ad una donna che viveva nel nord Italia, Elena Valdetara Canale, affetta da morbo di Hodgkin. Nel 1993 la donna era allo stato terminale della malattia come testimoniano i certificati medici, le sue condizioni erano così fragili da non poter più procedere alla chemioterapia. Poi una notte Elena sognò un giovane inizialmente a lei sconosciuto, come raccontato dalla stessa, vestito in abiti sacerdotali, solo successivamente abbiamo scoperto che in realtà quel giovane indossava la toga da magistrato. Quell’uomo rassicurò la donna dicendo: ‘Non ti preoccupare perché festeggerai il 25 anniversario di nozze. La forza della guarigione è dentro di tè’. Dopo questo messaggio di speranza qualcosa in Elena accadde e nel 1996 cominciò a migliorare. Nel 2000 venne dichiarata la guarigione. La donna riconobbe solo successivamente la figura che le era apparsa in sogno da una foto di giornale: quel giovane ragazzo con la toga era Rosario Livatino». A Tv2000 è intervenuto anche Salvatore Presti, il regista del docu-film ‘Luce verticale,Rosario Livatino che ha raccontato un episodio inedito: «Voglio citare un’intervista che non ho potuto inserire nel mio film. Alla mamma di Livatino venne chiesto se aveva perdonato gli assassini di suo figlio e lei rispose: Anche se dentro di me ero spinta a non farlo, ho perdonato perché ho pensato a mio figlio e al Vangelo che teneva sopra la scrivania: Rosario avrebbe perdonato».

(Fonte A sud’Europa)