“Diritti e le frontiere: il fenomeno migratorio, la tratta di esseri umani, la tutela della persona, il diritto di asilo e il riconoscimento dello status di rifugiato”

La Scuola Superiore della Magistratura e l’Associazione Nazionale Magistrati organizzano di un corso di formazione sul fenomeno migratorio, in memoria del Giudice Rosario Livatino. L’evento è in programma i prossimi 25 e 26 settembre presso il Tribunale di Agrigento (aula Rosario Livatino)

Il corso analizzerà il fenomeno migratorio negli aspetti di interesse per la giurisdizione. In particolare, con riferimento alla giustizia penale, si soffermerà sulla nuova disciplina della tratta degli esseri umani (d.lgs. n. 24 del 2014); riguardo alla giustizia civile, sulle problematiche processuali del diritto di asilo e dello status di rifugiato, nonché sui poteri istruttori del giudice e sulle relative fonti informative.

La locandina con il programma del corso

Giovane, giudice, martire

Quote

Rosario Livatino, magistrato rigoroso, coerente, competente, libero. Caratteristiche che affondano le radici nella sua fede matura, pensata, vissuta, testimoniata. Una fede nutrita dalla Parola di Dio, dalla preghiera, dalla contemplazione.

Un giudice contemplativo inserito nel territorio, nella storia, con impegno professionale, da esperto. Non solo tecnico, ma uomo delle Istituzioni, del Diritto, della Giustizia, esperto in umanità, appassionato della verità, difensore del bene comune.

Una fede illuminata dai Documenti del Concilio Vaticano II, che conosceva e da cui mutuava la visione della Chiesa, del mondo, dell’uomo. Testimone di un modo di essere cristiano creativo, impegnato, evangelicamente coerente, senza cedimenti, senza compromessi.

Un giudice tutto d’un pezzo, mai affascinato dalle sirene del potere, dell’immagine, della notorietà, delle amicizie influenti.

Giudice silenzioso e operativo, che ha fatto della sua vita un dono a Cristo, alla Chiesa, al mondo. Evangelizzatore di speranza in un mondo che cambia, disponibile per la giustizia fino al dono totale della propria vita.

Don Vincenzo Sorce (Fondatore Casa Famiglia Rosetta)

Il magistrato credente secondo Livatino

Don Giuseppe Livatino (*)

In due conferenze pubbliche il giovane magistrato per il quale è in corso la causa di beatificazione, analizza in profondità il ruolo del giudice. E anche del magistrato credente che può trovare un rapporto diretto con Dio “perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio”. E poi un rapporto indiretto “per il tramite dell’amore verso la persona giudicata”

livatinopL’attualità e la profondità del magistero del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino continuano a stupire quanti si accostano a una lettura meditata delle due uniche conferenze pubbliche tenute dal giovane magistrato: “Il ruolo del giudice nella società che cambia” (7 aprile 1984) e “Fede e diritto” (30 aprile 1986).
Partendo dal presupposto necessario che tali conferenze sono state tenute rispettivamente all’età di 32 e 34 anni, e cogliendo in profondità l’acutezza e l’attualità dell’insegnamento che esse offrono, lo stupore cresce ancora di più; i temi trattati, per l’intrinseca loro complessità e per l’alto profilo che mantengono, ci aiutano a cogliere la consistente, più unica che rara, preparazione del magistrato.
“Il compito dell’operatore del diritto, del magistrato, è quello di decidere; orbene, decidere è scegliere e a volte scegliere fra numerose cose o strade o soluzioni; e scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare”: così si esprime, ad esempio, dovendo definire e concretizzare la delicatezza del compito del magistrato.

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Minacce alla Coop intitolata a Livatino

Tre intimidazioni in nove giorni. E, se non bastasse, la scoperta di ostacoli burocratici. È quanto sta accadendo in queste settimane alla cooperativa “Rosario Livatino” che gestisce e coltiva terreni confiscati alla mafia nell’agrigentino, su alcuni dei quali indagava il magistrato ucciso 25 anni fa. «Ma noi non ci arrendiamo – afferma il presidente della cooperativa Giovanni Lo Iacono – perché vogliamo agire necessariamente per la giustizia, a qualunque costo, anche per la grande responsabilità di portare il nome di Livatino, per noi è un onore». Una storia recente la loro, ma già piena di molti ostacoli (…)

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Rosario Livatino, 25 anni fa l’omicidio del “giudice ragazzino”

Venticinque anni fa la mafia uccideva il magistrato Rosario Livatino. Aveva 38 anni. Per ricordarlo a Canicattì, città del magistrato, le associazioni d’impegno civico ed antimafia Tecnopolis ed «Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino» assieme all’omonimo ufficio di Postulazione con l’amministrazione comunale di Canicattì hanno organizzato una serie di appuntamenti.
Per questa mattina alle 10,30 a Canicattì è previsto il raduno in piazza Dante – S. Domenico per raggiungere in corteo la chiesa Madre dove si svolgerà una solenne concelebrazione. Il corteo sarà guidato da don Luigi Ciotti. Alle 11 in chiesa Madre la funzione religiosa presieduta dal cardinale Francesco Montenegro Arcivescovo di Agrigento. Lo stesso che ha avviato il 21 settembre 2011 il processo diocesano di Canonizzazione per Livatino. Sempre lunedì, alle 12,30, alle porte di Agrigento lungo il vecchio tracciato della SS 640 in contrada Gasena saranno deposte corone di fiori sotto la stele fatta erigere sul luogo dell’agguato dai genitori del magistrato.

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Il Giudice Livatino nelle parole del Presidente del Senato, Pietro Grasso

Era una tiepida mattina del mite autunno siciliano, il 21 settembre 1990, quando Livatino, riposti nella borsa i fascicoli processuali su cui aveva lavorato fino a tarda notte, si avvia verso il Tribunale di Agrigento a bordo della sua Ford Fiesta rosso amaranto. Sulla strada a scorrimento veloce lo attende un commando di quattro uomini del clan mafioso della “Stidda”, che subito apre il fuoco. Rosario, ferito ad una spalla, tenta di fuggire ma viene braccato e raggiunto in fondo alla scarpata, dove uno degli assassini continua a esplodergli contro colpi di pistola. Alla sua angosciosa domanda: “cosa vi ho fatto?” la risposta è un colpo di grazia al viso. La notizia mi coglie alla Commissione Parlamentare Antimafia, dove lavoro come consulente. Torno così a Palermo, vado da Giovanni Falcone e insieme, addolorati e sgomenti, cerchiamo di comprendere le ragioni del barbaro omicidio. Il giorno dopo andiamo a rendere l’ultimo saluto alla salma di Rosario, meta di un incessante pellegrinaggio di amici, colleghi, parenti, e tanti cittadini. La bara è coperta di fiori rossi e gialli, sparsi sul tricolore e sulla toga; accanto, in piedi, sei magistrati in toga: tre a destra e tre a sinistra; dietro due corazzieri inviati dal Presidente della Repubblica. Una forte ondata di commozione pervade il Paese, che scopre la sua storia di uomo semplice e la sua vita di giudice rigoroso e schivo, il suo volto pulito, dallo sguardo limpido. Così diventa per tutti, e sarà per sempre, il “giudice ragazzino”.

Ripercorrere brevemente l’atmosfera di quei giorni aiuta a comprendere cosa ha pagato Livatino e perché è stato destinato a diventare, suo malgrado, un eroe (…) Continue reading

“Rosario Livatino: Diritto, Etica e Fede”. Il ricordo del Consiglio Superiore della Magistratura

Rosario Livatino avrebbe compiuto tra qualche giorno 63 anni, se non fosse stato barbaramente ucciso appena trentasettenne. Sarebbe ancora un magistrato nel pieno dell’attività e il suo enorme valore umano, professionale e culturale, che sin da giovanissima età aveva ampiamente dimostrato sul campo, gli avrebbe consentito di fornire un preziosissimo contributo alla lotta alla mafia; con ogni probabilità avrebbe assunto funzioni di alta responsabilità al servizio della giustizia in Sicilia e in Italia.

Gli assassinii di magistrati per mano delle mafie hanno non solo privato del bene supremo della vita molti tra i migliori giudici italiani, ma hanno sottratto alla giustizia e all’apparato di contrasto alla criminalità organizzata energie professionali e morali insostituibili.

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La casa di Rosario Livatino sottoposta a vincolo storico-culturale

CANICATTÌ – L’assessorato regionale ai Beni Culturali ha decretato il vincolo storico-culturale dell’immobile in cui visse a Canicattì (AG) il giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. La soprintendenza di Agrigento aveva compiuto una istruttoria su richiesta dell’associazione d’impegno civico ed antimafia “Tecnopolis” e dell’associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino” di Canicattì. (ANSA).

(fonte: LiveSicilia.it)