I martiri della giustizia

“(…) Anche il martire cristiano, in fedeltà a Cristo, può morire per la giustizia. E anche il martire civile può ritrovarsi associato a Cristo – modo Deo cognito, potremmo dire con GS 22 – mentre si sacrifica per la giustizia.
La giustizia di cui qui si parla non è soltanto quella richiesta all’uomo, bensì la giustizia elargita all’uomo; non è solo un’esigenza etica ma anche un dono di salvezza; non è solo l’equità rivendicata eroicamente dal basso ma anche la dignità inalienabile in quanto conferita dall’alto. Soprattutto, tale giustizia non è solo la più importante delle virtù umane, ma anche il modo concreto in cui nella Bibbia si traduce la santità: il Dio Santo è il Dio Giusto, e l’uomo santo è l’uomo giusto che si lascia conquistare dalla giustizia di Dio e si mette al suo servizio: è questo il destino del Servo sofferente interpretato da Gesù, nella cui vicenda la giustizia di Dio e la giustizia dell’uomo non sono più disgiungibili. Il martire per la giustizia è dunque uno che si fa strumento della giustizia di Dio a favore dei più bisognosi di essa tra gli uomini, anche a costo della propria vita; egli sa che può evitare la morte solo smettendo di operare per la giustizia; ma non smette perché sa che in tal caso tradirebbe la volontà del Dio Giusto. Il martire non vuole la morte, anche se sa che la morte può arrivare contro di lui e non si sottrae ad essa per rimanere coerente e perseverante nel servizio alla giustizia per gli uomini e, quindi, al Dio della giustizia (…)”.

da un contributo del teologo Don Massimo Naro, pubblicato sul blog dedicato al Beato Padre Pino Puglisi (v. anche la pagina Facebook).