Parolin: nel XXI secolo una Chiesa di martiri

di Gianni Cardinale
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Nel ventesimo secolo «uomini e donne credenti sono morti offrendo la loro esistenza per amore dei più poveri e deboli». E ancora oggi, nel ventunesimo, «in diversi contesti tanti nostri fratelli e sorelle permangono oggetto di un odio anticristiano». Lo ha ricordato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin presiedendo ieri sera a Roma la veglia di preghiera ecumenica promossa dalla Comunità di Sant’Egidio «in ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo».

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Ancora oggi, ha aggiunto poi il più stretto collaboratore del Papa, i cristiani «non vengono perseguitati perché a essi viene conteso un potere mondano, politico, economico o militare, ma propriamente perché sono testimoni tenaci di un’altra visione della vita, fatta di abbassamento, di servizio, di libertà, a partire dalla fede». Infatti «laddove l’odio sembrava inquinare tutta l’esistenza, essi hanno manifestato come “l’amore sia più forte della morte”». «Talvolta – ha poi sottolineato il segretario di Stato vaticano – è solo il nome di “cristiano” ad attirare l’odio, perché esso richiama la forza pacificante, umile, di cui essi sono portatori, come tanti volontari, laici o consacrati e consacrate, giovani e anziani, la cui vita è stata recisa mentre servivano generosamente la Chiesa e comunicavano l’entusiasmo della carità».

Dopo l’omelia, e prima della preghiera e benedizione finale, nell’antica Basilica di Trastevere sono stati evocati i nomi e i cognomi dei tanti testimoni della fede che hanno dato la vita per il Vangelo nell’ultimo secolo. Cattolici e non. I tanti fedeli presenti hanno fatto memoria del gesuita Franz Var Der Lugt ucciso a Homs il 7 aprile, di don Andrea Santoro, di monsignor Luigi Padovese e di Shahbaz Bhatti, ma anche dei protestanti Peter Asakina e Irianto Kongokoli. Dell’arcivescovo salvadoregno Oscar Arnulfo Romero e anche di sei fedeli evangelici uccisi sempre nel Salvador. Di Annalena Tonelli e suor Leonella Sgorbati, ma anche di pastori evangelici kenyani e nigeriani. Degli spagnoli uccisi in odio alla fede durante la Guerra civile, ma anche degli ortodossi come il patriarca russo Tichon. Per l’Italia, infine, sono state ricordate le figure di don Giuseppe Diana, del beato Pino Puglisi, di don Graziano Muntoni, di don Renzo Beretta, del giudice Rosario Livatino. E di don Lazzato Longobardi, ucciso a Sibari lo scorso 2 marzo.