Livatino, la Curia lo vuole santo subito

AGRIGENTO – Il «giudice ragazzino» Rosario Livatino fu ucciso dalla mafia a soli 37 anni, il 21 settembre 1990 alle porte della Città dei Templi. Per ricordare la sua storia sono stati scritti libri, realizzati film, a lui sono intitolate scuole in tutta Italia, ma adesso la Curia di Agrigento sta lavorando all'apertura di un processo diocesano che dovrebbe portare alla sua canonizzazione. I religiosi stanno definendo dell’elenco dei «testimoni», che include alcune persone che hanno conosciuto direttamente il «piccolo giudice» di Canicattì, ma anche chi lo ha potuto apprezzare solo indirettamente e successivamente come Elena Valdetara Canalò, guarita da un linfoma che l’avrebbe portata alla morte e per i medici incurabile.

I TESTIMONI – Tra i testimoni locali anche l’attuale presidente del Tribunale di Agrigento, Luigi D’Angelo, colleghi magistrati, personale di cancelleria ed avvocati ma anche religiosi, laici e semplici cittadini. Un elenco che poteva essere più numeroso ma che ha già subito una prima scrematura. È confermata ancora una volta l’intenzione dell’arcivescovo Franco Montenegro di arrivare presto all’annuncio ufficiale dell’avvio del processo diocesano.

LE PROSSIME TAPPE – Di recente, anche fuori dalla Sicilia, la Chiesa ha dimostrato l’intenzione di valutare la figura del giovane magistrato. Soltanto dopo aver completato questo lungo, articolato e difficile processo diocesano l’incartamento passerà all’esame dell’apposita commissione della Santa Sede, la Congregazione per la causa dei Santi, dove sarà istruito il decisivo processo con tanto di parti ed esame documentale delle prove e testimonianze. L’essere «venerabile» è il primo passo verso la santità, passando per quello di beato.

(da Corriere del Mezzogiorno.it)