«Il mio giudice ragazzino, vent'anni dopo»

Nando Dalla Chiesa ricorda il magistrato Rosario Livatino ucciso dalla mafia nel 1990

Chi era Rosario Livatino?
«Un magistrato che credeva molto nel suo lavoro con il culto della toga. Questo, per un verso, lo portava a esporsi in un contesto in cui non godeva di grandi solidarietà; allora, Agrigento era quasi una procura dimenticata. Per un altro verso, quel culto lo portava anche a non partecipare a molte occasioni pubbliche. Scrivendo il libro su di lui mi accorsi che non c'era memoria di suoi interventi in pubblico tranne che in occasione di una serata al Rotary. Era un magistrato che non aveva una presenza pubblica al di fuori del suo lavoro».

Perché decise di scrivere un libro su di lui?
«Per due ragioni. La prima richiama un mio personale senso di colpa. A darmi la notizia del suo omicidio fu Carmine Mancuso che mi telefonò per dirmi che avevano ucciso un giudice ad Agrigento. Il nome, Livatino, non mi diceva nulla. Non sapevamo che quello era un magistrato in prima fila, nonostante ci battessimo da anni contro la mafia. Poi ci fu un articolo sulla Stampa di Giovanni Falcone che si chiedeva: chi si ricorderà, fra qualche mese, di Rosario Livatino? Per una combinazione del destino, il mio volume fu presentato alla Fiera del libro di Torino, proprio mentre Falcone veniva ucciso a Capaci».

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