Viaggio nel cuore del giudice Rosario Livatino

di Angelo Meli
(articolo tratto da A Sud'Europa del 20 settembre 2010)

 

La copertina del libroUn viaggio “di cuore” nella vita di un uomo, sacrificata per difendere strenuamente i valori della giustizia e dell’indipendenza: morale, etica e intellettuale. Un percorso che, affiancando quello professionale, cerca di ricostruire gli anni difficili della lotta contro la criminalità mafiosa nella provincia di Agrigento da parte di un giudice, che dell’integerrimità ha fatto il suo cavallo di battaglia. Ovviamente non consapevolmente. 
Ecco, dunque, giungere sugli scaffali delle librerie “Rosario Livatino. La coscienza di un giudice”, della giornalista Gilda Sciortino (256 pg., edito da Officina Trinacria, casa editrice diretta dal giovane intraprendente Salvatore Insenga), offrendo uno spaccato della realtà in cui operava questo giovane giudice, la cui corsa è stata brutalmente fermata alla soglia dei suoi 38 anni, “in un’ancora calda giornata estiva, nonostante da poche ore avesse fatto ufficialmente capolino il nuovo autunno”.
Ad aiutare nella ricostruzione degli avvenimenti relativi agli anni in cui la tragica vicenda umana di Rosario Livatino si consuma – viene ucciso il 21 settembre del 1990 – intervengono le tante interviste raccolte tra chi ha lavorato al suo fianco e oggi ricorda cosa voleva dire dividere le giornate con lui, tra un caffè “da prendere tutti insieme ogni mattina”, un pranzo da condividere con i colleghi “per non lasciare solo l’allora procuratore Spallitta, che aveva la famiglia a Palermo”, e l’avvio di un processo che poteva avere anche pericolose ripercussioni. Di lui parlano con grande affetto, non riuscendo a nascondere il dolore ancora vivo, il presidente della Corte di Assise di Caltanissetta, Salvatore Cardinale, l’attuale Procuratore della Repubblica di Sassari, Roberto Sajeva, il Procuratore della Repubblica di Agrigento, Roberto Di Natale, al quale è affidata la prefazione del libro, ma anche l’avvocato Salvatore Russello, il legale difensore di Domenico Pace, uno degli omicidi del giudice Livatino, secondo il quale Pietro Ivano Nava, il “super testimone” che consentì di individuare il commando esecutore del truce assassinio, “avrebbe approfittato della situazione (essersi trovato “per caso” a passare dal luogo in cui si stava compiendo il delitto e avere, a detta sua, riconosciuto i killer, n.d.r.) per lucrare indebitamente i benefici che gli venivano dall’essere un collaboratore di giustizia”. Un percorso difficile, quello compiuto da Livatino in anni in cui stava prendendo campo la famosa “stidda”, la cui crudeltà lui fortunatamente non arrivò a conoscere sino in fondo, ma a causa della cui rivalità con Cosa nostra venne sacrificato. Tra le altre cose, accusato anche da diversi pentiti di “avere voluto favorire la mafia nella persona di Giuseppe Di Caro, capo mafia di Cosa Nostra”. “Una grande calunnia – afferma nel libro l’avvocato Russello – perché poi venne provato che lo stesso Livatino, da Pm, aveva proposto l’adozione di gravissime  misure di prevenzione, con una carcerazione immediata, dei fratelli Ribisi di Palma di Montechiaro che, secondo l’accusa, appartenevano a Cosa nostra”. Complicati gli anni in cui la vicenda umana di Rosario Livatino si consuma. Importante, però, in questo suo percorso, la grande fede che lo accompagna in ogni piccola azione quotidiana. Quella stessa fede che ha favorito l’avvio del processo di canonizzazione, aiutato anche dal “miracolo” che vede come protagonista Elena Valdetara, “una donna bresciana affetta dal Morbo di Hodgkin che, intorno al ’93, quindi ben 3 anni dopo il suo assassinio, sogna Rosario in abiti sacerdotali, che le preannuncia che sarebbe guarita e che avrebbe celebrato i 25 anni di matrimonio”. Oggi la donna conduce “in piena salute” una vita del tutto normale. La vicenda viene messa in relazione con Rosario perché “qualche anno dopo la donna vede per caso l’inserto del Corriere della Sera in cui si parlava del giudice Livatino e, nella foto, riconosce l’uomo che le era apparso in sogno”. Ecco, dunque, il “miracolo”.
La fede di Livatino è, inoltre, raccontata anche attraverso le sue agendine, quelle su cui segnava ogni più piccolo particolare, relativo ai suoi successi e alle sue delusioni professionale, ma anche e soprattutto alle vicende personali, dove un posto fondamentale occupano i genitori, che in lui riposero tutte le loro aspettative. Le famose tre lettere, S.T.D., che campeggiano all’inizio di ogni agendina, sintetizzano il suo pensiero e il suo modo di intendere la vita, sempre “Sotto la Protezione del Signore”. “L’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nell’incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni – scriverà nella famosa relazione, dal titolo “Il ruolo del giudice nella società che cambia”, che terrà il 7 aprile del 1984 al Rotary Club di Canicattì – ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della giustizia condotta anche fuori del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo dell’interferenza; l’indipendenza del giudice è, infine, nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività”. Indipendenza che lui manterrà sempre, anche perché facente parte del suo Dna, quindi impossibile da rifuggire. E diverrà un modello positivo di magistrato che, come afferma Roberto Sajeva, “mantiene la schiena dritta, per questo da proporre come esempio a chi decide di seguire la sua stessa strada dal punto di vista professionale”. Ecco il perché, rispetto alla sua morte, ancora oggi il dolore è forte, perché si rimpiange la perdita di un giudice, ma ancora di più un uomo che ha lasciato una grande eredità morale, consapevoli che “bisognerebbe vivere in un paese in cui non è dato mettere in conto di morire per fare il proprio dovere”. Il libro sarà presentato domani a Canicattì, nell’ambito delle manifestazioni organizzate dalle associazioni “Amici del Giudice Rosario Livatino” e di impegno civile “Tecnopolis”, in occasione del ventennale della morte dei giudici Livatino e Saetta.
 

Canicattì ricorda i giudici Saetta e Livatino

A fine settembre la “Settimana della Legalità”

 

Vanno oltre la loro Canicattì e superano i limiti temporali della “Settimana della Legalità” loro dedicata le iniziative messe in campo dall’associazione d’impegno civile Tecnopolis per ricordare i giudici Saetta e Livatino, uccisi dalla mafia in due diversi agguati il 25 settembre 1988 ed il 21 settembre 1990. Da quest’ultimo anno, quando nacque Tecnopolis su iniziativa di Giuseppe Livatino che oggi indossa la talare, puntualmente si sono svolte manifestazioni per ricordare questi illustri concittadini ma soprattutto per ricordare che “di mafia si muore”. Anche quest’anno e con maggiore determinazione che nel passato i pochi soci superstiti di Tecnopolis si sono sbracciati e con il sostegno morale dell’associazione “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino” e di Libera, e con quello un po’ più materiale di Faro di Pace onlus, amministrazione comunale e Banca Nuova hannomesso su la “Settimana della Legalità. Giudici Saetta-Livatino” ottenendo pure il lusinghiero Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una settimana che ha i punti cardini nei due giorni degli anniversari, il 21 ed il 25 settembre prossimi, ma che di fatto comprende e promoziona anche altri appuntamenti in Sicilia e sino a Roma. Per parlare di “Etica, Carità e Giustizia nell’azione giudiziara” nel segno di un impegno che continua nell’attualità del sacrificio del giudice Rosario Livatino, del presidente Antonino Saetta ucciso col figlio Stefano gli organizzatori sono riusciti a coinvolgere per il 21 settembre anche i magistrati Giancarlo Caselli e Gaetano Paci, la giornalista e scrittrice Gilda Sciortino, il regista Salvatore Presti nonché per il 25 settembre don Luigi Ciotti, il sostituto procuratore della DDA di Palermo Antonino Di Matteo, il giornalista e scrittore Giuseppe Martorana e l’avvocato Roberto Saetta.
“Quest’anno siamo riusciti ad elevare la qualità critica dei relatori – dice Riccardo La Vecchia presidente di Tecnopolis – ed abbiamo scelto un tema molto attuale soprattutto nel dibattito generale inserito anche in un’ottica locale”. Gli organizzatori a margine dei due convegni, inizio alle 16,30 quello del 21 e alle 10,30 per quello del 25 settembre al Teatro Sociale di Canicattì, consegneranno  dei riconoscimenti, e non premi, a magistrati, istituzioni, associazioni, organi d’Informazione e semplici cittadini che si sono distinti per l’attaccamento ai valori di legalità, verità e giustizia nell’attività di tutti i giorni. Un pretesto per riproporre alla società l’esempio di uomini normali o di magistrati come Saetta e Livatino accomunati dall’essere integerrimi ed incorruttibili paladini di valori primari come la Legalità e la Giustizia coniugati alla Carità e all’Etica.
“Abbiamo sposato da subito, assieme a Libera, l’iniziativa di Tecnopolis – dice Giuseppe Palilla dell’associazione Livatino di Canicattì- perché condividiamo il modo di muoversi in questo ambito e i principi morali degli organizzatori che poi erano anche dei nostri Giudici concittadini”. La “Settimana della Legalità. Giudici Saetta Livatino” più che un punto di arrivo sembra essere un punto di partenza. “Il momento commemorativo ha il suo valore morale ed umano –dicono i soci di Tecnopolis e Amici del Giudice Livatino- ma c’interessano le ricadute sulla nostra società. Ci siamo resi conto che la buona pratica quotidiana dei valori positivi è disattesa. I giovani poi non sanno cosa significhi tradurre in vissuto termini come Legalità e Giustizia. Partiamo da qui anche per creare la Fondazione Livatino Saetta ma al momento non abbiamo i fondi”. Nell’invito pieghevole oltre agli appuntamenti del 21 e 25 settembre sono indicati il seminario formativo del CSM ad Agrigento, del 2 ottobre a Messina con i “Pro Bono Justitiae” e “Pro Bono Veritatis” ed infine quello del 7 ottobre a Roma presso la Sala Marconi di Radio Vaticana quando sarà presentato l’Audio Libro sul Giudice Livatino. Le attività delle associazioni Tecnopolis ed Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino sono consultabili comunque sul sito www.livatino.it gestito direttamente dai soci e da don Giuseppe Livatino, oggi arciprete a Raffadali.
 
Enzo Gallo
(articolo tratto da A sud'Europa)
 

Che ruolo ha Rosario Livatino nella tua vita?

Hai conosciuto Rosario Livatino e questa figura ti ha toccato nel profondo? Hai visto un film, letto un libro o un articolo di giornale e da quel momento l'esempio del "giudice ragazzino" ti interroga di continuo? Se dalla testimonianza di Rosario Livatino hai trovato ispirazione per la tua vita, scrivi e racconta la tua storia all’indirizzo roliblog[et]gmail.com, oppure lascia un commento a questo post. Grazie.