21 SETTEMBRE 1990 – 21 SETTEMBRE 2007 (3)

IL MAGISTRATO UCCISO DALLA MAFIA. Le parole dei colleghi Luigi D’Angelo e Alfonso Malato. Fiori davanti alla stele sulla 640
Il ricordo del giudice Livatino. «Il suo esempio sia da guida»

«Il patrimonio morale, culturale e professionale vissuto dal giovane magistrato e collega Rosario Livatino diventi per tutti noi ideale guida per svolgere la nostra missione». E’ stato questo uno dei commossi messaggi lanciati ai molti giovani magistrati giunti di recente al Tribunale di Agrigento da Alfonso Malato, responsabile della sottosezione agrigentina dell’ Associazione Nazionale Magistrati. Quest’anno non ci sono stati tanti discorsi davanti la stele. E’ stato però il giudice Luigi D’Angelo, uno dei pochi colleghi ancora in attività presenti alla commemorazione, a chiedere un momento di religioso raccoglimento. «A Rosario avrebbe fatto piacere raccogliersi in preghiera in un momento così», è stata la riflessione del presidente D’Angelo che in maniera discreta, nello stile del "Giudice Ragazzino", segue ogni momento commemorativo dedicato allo sfortunato collega. «Facciamo memoria quotidianamente di simili fatti -ha detto don Giuseppe Livatino- perché non abbiano più ad accadere». «Non deve trattarsi di un ricordo di facciata odi circostanza -ha concluso il prete prima della recita del Padre Nostro e dell’Eterno dolore- ma deve essere motivo per perpetuarne con l’attività quotidiana l’esempio». Chi crede molto nel valore della trasmissione dell’esempio per la crescita del la cultura della Legalità è il generale Arturo Esposito, comandante della Divisione Sicilia dei Carabinieri. «E’ fondamentale. La cultura della Legalità si deve insegnare nelle scuole -dice il generale Esposito- con l’esempio ma anche con un continuo ricordo dei Martiri. Rosario Livatino è stato un martire particolare sia per la giovane età che deve richiamare l’attenzione dei più giovani sia per il bagaglio profession le e culturale che deve richiamare i colleghi magistrati, le istituzioni e tutti i cittadini». Proprio per fare "Memoria" si moltiplicano sempre più le iniziative. A Raffadali l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Silvio Cuffaro ieri ha voluto ricordare l’anniversario nella villa comunale "Saetta e Livatino". Sempre ieri ma a Mazara del Vallo l’associazione "Le orme" ha organizzato una manifestazione dal titolo"Memorial della legalità, solidarietà, cultura in memoria del giudice Livatino", mettendo in scena lo spettacolo multimediale "Basta poco per…". A Canicattì infine ieri sera a Palazzo Stella concerto di musica classica dell’associazione "Gaspare Lo Nigro" con esibizione al pianoforte di Carmelo Mandone, Piero La Greca e Gianluigi Talluto. Altre manifestazioni anche in ottobre. 
(Enzo Gallo, Giornale di Sicilia, 22 settembre 2007 )

Livatino, la memoria non è perduta

Centinaia di persone, ieri mattina, hanno affollato la chiesa di San Domenico in occasione del diciassettesimo anniversario della morte del giudice Rosario Livatino. Come ogni anno, l’Amministrazione comunale di Canicattì ha organizzato una cerimonia commemorativa, in onore di un martire della giustizia. La cerimonia si è svolta all’interno della chiesa di San Domenico affollata da decine di autorità civili, politiche militari e religiose. Erano presenti diversi sindaci, il presidente della provincia, il prefetto, il questore, i procuratori generali di Palermo e Caltanissetta, molti magistrati colleghi del giudice Livatino, il generale Arturo Esposito, comandante della divisione Sicilia dell’Arma dei carabinieri e naturalmente, in prima fila, il padre del giudice Livatino. Tantissime anche le associazioni che hanno voluto ricordare la figura del giovane magistrato ucciso dalla mafia. La messa è stata celebrata dall’arciprete di Canicattì, don Pietro Li Calzi e da don Giuseppe Livatino, cugino del magistrato. Dopo la cerimonia tutto il corteo si è spostato sulla Statale 640 per deporre una corona di fiori nei pressi della Stele commemorativa. Come ogni anno sono numerosi gli eventi organizzati per ricordare la sua uccisione ma anche quella del giudice Antonino Saetta assassinato in un altro agguato mafioso il 25 settembre 1988. Ieri sera l’Associazione musicale e culturale «Gaspare Lo Nigro» ha proposto un concerto pianistico con Carmelo Mantione, Piero La Greca e Gianluigi Talluto. Oggi a Palazzo di Giustizia ad Agrigento, nell’Aula Rosario Livatino, si terrà un incontro di studio interdisciplinare «Rosario Livatino» sul tema: «Autodeterminazione, Diritto alla vita, Eutanasia e Tutela Prenatale» organizzato e coordinato dagli Uffici per la Formazione decentrata del C.S.M. dei distretti di Palermo e Caltanissetta. Il 25 settembre è prevista la commemorazione del giudice Saetta e del figlio Stefano.
(Davide Difazio, La Sicilia del 22 settembre 2007)

21 SETTEMBRE 1990 – 21 SETTEMBRE 2007 (2)

RITA BORSELLINO RICORDA GIUDICE ROSARIO LIVATINO

Palermo, 20 set. (Apcom) – "Livatino aveva coraggio, determinazione, competenza e una profonda conoscenza del territorio. La sua storia e la sua voglia di giustizia rappresentano un modello importate per i giovani". Lo dice Rita Borsellino che domenica sera a Ficarra (Messina) interverrà alla prima del film "Luce Verticale, Rosario Livatino il martirio" di Salvatore Presti, ispirato alla storia del giudice ragazzino, assassinato da uomini della ‘Stidda’ (l’organizzazione mafiosa che nella parte meridionale della Sicilia si contrappone a Cosa nostra) il 21 settembre del 1990 . "Livatino – aggiunge Borsellino – fu lasciato solo, attaccato e delegittimato dalle stesse istituzioni ma nonostante questo non indietreggiò mai nella ricerca della verità, dimostrando di credere profondamente nei valori di giustizia e libertà e nelle istituzioni che rappresentava".

LUMIA (DS): LIVATINO UCCISO PERCHE’ GIUDICE INTEGERRIMO
Palermo, 20 set. (Apcom) – "Rosario Livatino, il ‘giudice ragazzino’ è stato ucciso, annientato dalla violenza mafiosa, perché faceva il suo lavoro di magistrato, adempiva al suo dovere con autonomia ed indipendenza, senza lusingare o temere i potenti, senza privilegiare nessuno e senza danneggiare alcuno, secondo scienza e coscienza". Lo ha dichiarato il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, il deputato dei Ds Giuseppe Lumia, in occasione del 17/mo anniversario dell’uccisione del magistrato, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990. "Da magistrato indipendente, da servitore dello Stato e delle sue istituzioni democratiche, anche quando queste lo attaccavano e cercavano di delegittimarlo, Rosario Livatino è morto". "Rosario Livatino – ha aggiunto – ci ha insegnato che l’amore per la legalità, la democrazia, l’affermazione dello stato di diritto può talvolta arrivare fino ala sacrificio della vita".

21 SETTEMBRE 1990 – 21 SETTEMBRE 2007 (1)


Servizio di Don Giuseppe Livatino per il notiziario di Telepace del 20/09/2007 (Tratto da [email protected])

A 17 anni  dalla morte. “Punto di riferimento” per chi “vuole “camminare verso la santità”
(SIR) – “Rosario Livatino è oggi più che mai un importante punto di riferimento per i laici che vogliono percorrere seriamente il cammino verso la santità”. È con queste parole che don Giuseppe Livatino, direttore della redazione agrigentina di TelePace e cugino del giudice assassinato dalla mafia, lo ricorda alla vigilia del 17° anniversario della morte. “Sono in molti a chiedersi come può, un giovane di soli 38 anni, peraltro molto riservato e sconosciuto ai più quando era in vita, sempre lontano dai riflettori della cronaca, esercitare un fascino così irresistibile verso una moltitudine di giovani, sparsi ovunque nel globo terrestre”. “A sentire le testimonianze di coloro che l’hanno conosciuto bene – aggiunge il sacerdote – Rosario brillava per onestà, coerenza, preparazione. E non solo nel campo giuridico: basta rileggere l’interessante relazione su Fede e diritto, per constatare quanto fosse profonda la sua conoscenza in materia di teologia biblica”. “Quest’uomo, che Giovanni Paolo II definì martire della giustizia e, indirettamente, della fede, e che la Conferenza episcopale siciliana ha proposto come testimone al Convegno ecclesiale di Verona, colpisce tutti – conclude don Livatino – per la sua carica di umanità e di profonda fede, vissuta con grande coerenza ai valori evangelici”.

L’Anm ricorda Rosario Livatino (La Sicilia)
Anche quest’anno l’Associazione nazionale magistrati di Agrigento commemorerà il giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia il 21 settembre del 1990 in un agguato lungo la 640 Agrigento – Caltanissetta, in contrada Gasena, alle porte del capoluogo. Le iniziative si apriranno oggi pomeriggio alle 16 quando, nell’aula intitolata al magistrato canicattinese, si terrà la «Chiacchierata sulla Legalità» con la partecipazione di Gherardo Colombo. Si tratta di un incontro aperto agli studenti delle scuole medie superiori della provincia che vedrà in apertura un intervento della professoressa Ida Abate. Domani, le iniziative proseguiranno alle 9.30 con una messa che sarà celebrata nella chiesa di San Domenico a Canicattì. Alla funzione religiosa oltre ai colleghi di Livatino sarà presente l’avvocato Vincenzo papà del magistrato assassinato. Subito dopo seguirà la deposizione di corone di fiori presso la stele che sulla 640 ricorda il massacro del magistrato canicattinese. Sabato, dalle 9.30 alle 18.00, nell’aula Livatino del Tribunale ci sarà un incontro di studio interdisciplinare Rosario Livatino sul tema: «Autodeterminazione, diritto alla vita, eutanasia e tutela prenatale». L’incontro è organizzato e coordinato dagli uffici per la formazione decentrata del Consiglio superiore della magistratura dei distretti di Palermo e Caltanissetta. (C.V.)

Anniversario uccisione Giudice Livatino, domani cerimonia di commemorazione (Ufficio Stampa Provincia Regionale di Agrigento)
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“Il ricordo del giudice Livatino, come quello del giudice Saetta e del figlio barbaramente trucidati dalla mafia” dice il Presidente Fontana “è ancora vivo. A suo tempo ci impressionò l’efferatezza del crimine, commesso per di più contro un fedele servitore dello Stato dotato di equilibrio e capacità professionali non comuni e che aveva una visione della vita improntata ai più alti valori. Oggi il ricordo ci obbliga a riflettere sui reali cambiamenti avvenuti nella nostra società a partire da quel crimine, che rappresentò un momento critico nella guerra tra mafia e istituzioni. Molto è cambiato, magistratura e autorità di polizia hanno assestato colpi durissimi alla criminalità, e nella società civile vedo segni concreti di ribellione alla pressione mafiosa. Il ricordo delle vittime di mafia deve essere tenuto alto con atti concreti, e con il rifiuto a priori, da parte di politica, imprenditoria e cittadini, di qualsiasi deviazione o scorciatoia da un rigido percorso di legalità”.