IN ABBANDONO LA STELE IN MEMORIA DI LIVATINO
Nella terra in cui si parla spesso di legalità nessuno sostituisce il cipresso bruciato oltre un mese fa   

steleChi parla di legalità e rispetto della memoria di chi ha pagato con la vita l’impegno contro la mafia non passa dalla statale 640. In particolare dal tratto in contrada Gasena dove il 21 settembre del 1990 venne ucciso senza pietà il giudice Rosario Livatino.
Attorno alla imponente stele in marmo che venne fatta erigere a perenne ricordo di questo servitore dello Stato regna il totale degrado. Un degrado di cui è vergognoso simbolo un cipresso, anzi quello scheletro di cipresso rimasto in piedi abbrustolito dopo un incendio che oltre un mese fa divampò nei pressi del monumento. Un rogo che i vigili del fuoco riuscirono a spegnere in extremis evitando ulteriori danni al sito.
Nessuno da quel giorno si è premurato in tempi brevi, in barba al periodo feriale e alle lentezze della burocrazia a sradicare quel arbusto rinsecchito e piantare un nuovo esemplare, ricreando la coppia con l’altro esemplare alla sinistra della stele, sopravvissuto la sera dell’incendio. E dire che da questo tratto di strada passa tanta gente, soprattutto coloro i quali operano nei palazzi del potere che spesso usano i mezzi d’informazione per propalare frasi ad effetto in nome della legalità e di onori nei confronti di chi la rappresentata con il proprio lavoro. Come Livatino.
Ma il cipresso abbrustolito e fermo al proprio posto è solo l’elemento più palese del degrado che caratterizza questo sito che al contrario dovrebbe essere sempre pulito e tutelato. Le sterpaglie scampate al rogo continuano a crescere rigogliose, diventando ricettacolo di ogni tipo d’immondizia.
La speranza è che da qui ad almeno la vigilia del diciassettesimo anniversario dell’uccisione del giudice qualcuno si adoperi per ridare il giusto decoro a uno dei luoghi che per Agrigento dovrebbe essere punto di riferimento al quale guardare come esempio.

F.D.M.
(La Sicilia, 18 agosto 2007)