AGRIGENTO, SEDICI ARRESTI PER TRAFFICO DI DROGA E DI ARMI
Affiliati alla cosca "stiddara" dei Pace di Palma di Montechiaro

Roma, 11 gen. (Apcom) – E’ in corso in tutta la provincia di Agrigento una vasta operazione della Polizia di Stato contro il traffico di droga ed armi. Ne dà notizia la stessa P.S. con un comunicato.

Sedici gli arresti – aggiunge il comunicato – disposti dal G.I.P. del Tribunale di Palermo ed in corso di esecuzione a Palma di Montechiaro ed in alcune carceri italiane.
Agli arrestati sono contestati – precisa il comunicato – i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per detenzione, importazione e porto in luogo pubblico di decine di armi da sparo e munizioni, anche da guerra e clandestine.
L’indagine, avviata inizialmente – riferisce il comunicato – per il reato di associazione mafiosa nei confronti della cosca "stiddara" dei Pace, da anni dominante a Palma di Montechiaro, ha consentito di accertare un vasto traffico di stupefacenti del tipo cocaina, eroina ed hashish, oltre che l’importazione e la vasta disponibilità di armi da parte del gruppo malavitoso. A capo dell’attività – continua il comunicato – proprio esponenti della cosca dei Pace intesi "cucciuvì": si tratta del gruppo malavitoso di appartenenza degli autori dell’omicidio Livatino.
Le indagini – conclude il comunicato – sono state svolte dal Commissariato di P.S. di Palma di Montechiaro e dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento, coordinati dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che ha richiesto i provvedimenti. L’operazione di oggi vede impiegati circa cento agenti che sono anche impegnati in numerose perquisizioni.

Da un’intervista a Monsignor Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale, deceduto il 29 settembre scorso (Di Lorenzo Rosati, dall’Avvenire del 12 settembre 2006)

D.:Un aspetto qualificante di Verona 2006 è la proposta dei "Testimoni del ‘900". Perché si è sentita la necessità di additare questi "modelli" ai fedeli?
R.:"Perché le figure di santità cristiana – apprezzate come tali, anche se ancora non c’è un riconoscimento canonico della loro santità – ci richiamano esempi di buona relazione col Signore. Guardare alle figure più luminose della testimonianza cristiana significa guardare a esistenze cristiane riuscite, perché sono state capaci di dire la speranza cristiana che le animava. E se sono a noi vicine nel tempo, ci offrono un incoraggiamento più vivo, uno stimolo più forte a dare oggi la nostra buona testimonianza".
Vi sono "testimoni" che sente particolarmente vicini e dei quali ci vuole parlare?
"(…)Mi fa piacere che sia stato inserito anche il giudice Rosario Livatino ucciso dalla mafia. Era di Canicattì, un paese vicino a San Cataldo dove sono nato e ho trascorso gran parte della mia vita. Ho conosciuto la sua professoressa Ida Abate che molto mi ha parlato di lui. Ha saputo vivere la fedeltà al Signore nell’esercizio del compito di giudice non arretrando neanche di fronte al rischio della morte per mano mafiosa. Per la Chiesa siciliana è anche un richiamo a confrontarsi col fenomeno mafioso proprio sul terreno dell’esperienza credente dei suoi membri. C’è un’incompatibilità ineliminabile tra l’esperienza credente e l’appartenenza alla mafia. Il martirio di Livatino lo mostra con chiarezza. Per i cristiani siciliani è una lezione che non può essere "saltata".