Coltivare la memoria

Lo scorso gennaio, la società Eta Meta Research ha realizzato un’indagine sulla conoscenza della storia da parte dei giovani delle superiori. Ecco le risposte ad alcune domande:

Chi era Rosario Livatino?
Un giovane giudice ucciso dalla criminalità organizzata 29%
Uno degli animatori di Gladio 28%
Un eroe della Seconda Guerra Mondiale 18%

Dove fu ucciso Giovanni Falcone?
All’uscita di casa di sua madre 33%
Nella strage di Ustica 9%
A Capaci 30%

Come morì il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa?
Assassinato dai nazisti alle Fosse Ardeatine 29%
In un attentato delle Br 24%
Durante un bombardamento in Somalia 21%
Ucciso dalla mafia 18%

Chi era Giorgio Perlasca?
L’uomo che fece cadere la Repubblica di Salò 31%
Uno degli autori della Costituzione 24%
Un magistrato che ha indagato sulla strage di Bologna 15%
Un uomo che salvò la vita a numerosi ebrei durante l’Olocausto 22%

Chi fu l’unico sacerdote ucciso alle Fosse Ardeatine?

Don Pietro Pappagallo 22%
Don Bosco 28%
Don Sturzo 25%

Come morì il carabiniere Salvo D’Acquisto?
Sacrificandosi per salvare da una rappresaglia nazista dei civili innocenti 22%
Nell’attentato contro Falcone 20%
Ucciso delle Brigate Rosse 19%
Ucciso dalla banda della Uno Bianca 33%

Chi è Angela Casella?
Una madre coraggio che ha lottato contro i sequestri di persona 26%
Una cantante, famosa per "Nessuno mi può giudicare" 24%
Una protagonista della lotta contro la mafia 31%.

Dov’è morta la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi?
A Mogadiscio sullo sfondo della guerra e di oscuri traffici illeciti 23%
Nella guerra della Ex Jugoslavia 34%
In Afghanistan 26%

Che Nobel ha vinto Rita Levi Montalcini?
Per la Medicina 32%
Per la Pace 25%

Chi era il dottor Carlo Urbani?
Un medico morto a causa della Sars, malattia che lui stesso aveva per primo individuato 25%
Il medico che ha riattaccato con successo mano amputata 28%

Chi è stato il primo Italiano nello spazio?
Franco Malerba 28%
Maurizio Cocciolone 27%

Il ricordo del Prof. Giuseppe Peritore, insegnante del Giudice Rosario Livatino
Rosario Livatino e il Prof. Peritore. Classe III C del Liceo Classico "U. Foscolo" di Canicattì. Anno 1971.

Conosco Sarino Livatino studente nel mio corso al liceo di Canicattì, l’anno scolastico 1969-70. Mi colpisce subito la sua intelligenza e la sua sensibilità di uomo. Quando dal posto si alza e prende la parola mi entusiasma. La sua mente e la mia comunicano a livello extrasensoriale. Io faccio una lezione di storia e Rosario è vicino a me per assistermi. Come rappresentante d’istituto sono accanto a lui al colloquio orale degli esami di maturità. La terza liceo che accompagno ha un gruppo di testa di assi…ma il portabandiera è Rosario Angelo Livatino.

Universitario non mi dimentica; ci scriviamo; in lui vedo già il futuro magistrato. L’11 agosto 1975 mi scrive la lettera "bomba" per comunicarmi la sua laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode. In vita mia non ho mai ricevuto, e forse mai riceverò, i riconoscimenti contenuti in questa lettera che diviene il documento più importante della mia esistenza.

 

Copia Lettera dell’11 agosto 1975

 

Canicattì, 11/8/1975

 
Gentile e stimato Professore,

mi sono permesso di disturbarLa inviandoLe la presente perché desidero comunicarLe questa notizia: Il giorno 9 dello scorso mese ho conseguito la laurea in Giurisprudenza con la votazione di 110 su 110 e la lode della commissione.

Perché mi sto facendo premura di farLe sapere quanto sopra? e soprattutto perché specificare il voto?

Una sciocca vanteria?

No, è ben altro! E’ il desiderio di esprimerLe, anche se in ritardo, ma in modo più concreto che con semplici parole, la mia gratitudine per quanto Ella ha fatto per me.

Le ricorderò un episodio di alcuni anni fa: in 3° liceo, ricorrendo il Suo onomastico, si pensò di dedicarLe alcune frasi "in rima" scritte alla lavagna. Un passo lo ricordo bene:

"…………………………….

nostra madre ci insegnò a camminare.

nostro padre ci insegnò a parlare,

Lei ci insegnò a ragionare

……………………………………….."

Al di là di quello che poteva essere il valore "lirico"(!) di quelle frasi, il loro contenuto era sincero volendo significarLe il nostro "grazie" per quei doni che continuamente Ella ci elargiva: la capacità critica ed autocritica; la volontà di riflettere e gli strumenti di riflessione; il desiderio di superare le apparenze per tentare di scoprire i significati reconditi; e, più di ogni altro, il gusto per la discussione, per l’incontro dialettico.

Nella nostra formazione ed educazione la sua opera di docente fu, senza nulla togliere al resto del corpo insegnante, validissimo peraltro, una sorta di "rivoluzione copernicana": un nuovo metodo di studio, un nuovo modo di apprendere; ed oltre che nuovo indubbiamente il più esatto.

Ciascuno di noi ( mi permetto di parlare anche a nome degli altri perché idealmente li sento vicini a me in questo doveroso omaggio ) ha serbato in sé quella sorta di tesoro intellettuale ripromettendosi di farne l’uso che più fosse degno del donante.

Ed è per questo che mi sono permesso di informarLa di quanto sopra e dirLe tutto questo a distanza di tanto tempo: quel risultato da me conseguito è in parte, ed in gran parte, anche suo. Sono i suoi insegnamenti e soprattutto una sorta di "habitus" mentale che lei ha saputo crearmi giorno dopo giorno nel corso di due anni che, messi a frutto, hanno consentito il raggiungimento di quel traguardo a quel livello.

Io Le rendo noto questo mio piccolo primo successo col cuore di colui che mostra dei meravigliosi frutti a chi gli ha donato dei semi di preziosa qualità affinché questi ne gioisca e se ne senta compartecipe nel merito. Non credo di riuscire ad esternarLe pienamente il mio senso di gratitudine per quanto so di doverLe, ma si abbia ugualmente la promessa che porterò sempre i suoi insegnamenti e il suo ricordo con me.

Perdoni se l’ho importunata e voglia accettare la mia stima ed il mio affetto.

 

Sostituto procuratore in Agrigento, Rosario mi scrive e spesso mi manda i saluti tramite gli avvocati licatesi. La mattina dell’11 settembre 1990, la televisione interrompe i suoi programmi e con una edizione straordinaria del telegiornale comunica la dolorosa notizia del Suo assassinio. Mia moglie ed io abbiamo pianto!


(tratto dal sito http://www.giuseppe.peritore.name/)

 

Gesualdo Bufalino e la Sicilia

"Con la Sicilia i miei rapporti sono di qualità schizofrenica. E tuttavia, più mi sforzo di sbucciarmi di dosso la pelle indigena e di promuovermi totus europeus, più tendo a raccogliermi e ricucirmi dentro la mia terra e la mia civiltà. Mi ricordo che un giorno, a Colonia, nel ’64, durante un viaggio in macchina con un amico, fui colto da un così straziante crepacuore di fronte a un cielo che parlava una lingua lontana che rifuggii verso il Sud a precipizio, sentendo ad ogni pietra miliare che mi ci avvicinava una vampata di felicità".

"Impossibile per uno scrittore siciliano non scrivere della Sicilia: della sua gente, dei luoghi, della storia, dei vizi, delle virtù… Di qualunque argomento ragioni, anche il più eccentrico, il siciliano ragiona in effetti sempre della Sicilia, e di sé dentro la Sicilia, e della Sicilia dentro di sé. Esplicitamente o copertamente; ripetendosi o correggendosi o contraddicendosi… in un perpetuo processo d’approssimazione a una nebulosa che fugge.

[…] le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.
Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come il copione di carnevale […]

 […] è destino d’ogni isola essere sola nell’angoscia dei suoi sigillati confini; infelice e orgogliosa di questo destino. Donde viene che i suoi figli […] siano spinti a farsi isole dentro l’isola e a chiudere dall’interno la porta della propria solitudine col presuntuoso proposito di rovesciare le parti, diventando a loro volta carcerieri e tiranni del mondo…
Isole dentro l’isola: questo è appunto lo stemma della nostra solitudine, che vorrei con vocabolo inesistente definire “isolitudine”, con ciò intendendo il trasporto di complice sudditanza che avvince al suo scoglio ogni naufrago […].

Ho scritto molto sulla Sicilia […]. Più dell’antica che dell’odierna, più dell’amabile che dell’amara. Non perché non vedessi o non patissi l’intreccio di frode e violenza […], ma per un sentimento d’incompetenza e d’inanità, del quale, se una regola mi era possibile trarre, era di non promuovermi giudice o pedagogo, chirurgo o clinico della mia gente ma di sommessamente capirla.M’è venuto detto una volta d’avere imparato a non rubare ascoltando Mozart .[…] resto convinto, che a guarire l’analfabetismo morale da cui […] siamo afflitti, possano un poco servire, sebbene fatti d’aria, anche le nostalgie, le favole e i sogni. Operi dunque ciascuno come meglio riesce: chi da coscienza critica e avvocato di tutti; chi da testimonio privato e tragediatore di sé. Così io per primo, in questo libro, che pur insegue, attraverso lievi e gravi occasioni di costume, viaggio e memoria, un’idea di Sicilia iperbolica, doppiamente gonfia di vita e di morte, ancora una volta ho più proposto emozioni che non esposto ragioni. Lusingandomi che quelle sappiano non meno di queste spiegarci agli altri e, prima che agli altri, a noi stessi".

                                                                Gesualdo Bufalino

(tratto dalla Cassarino M., Uno scrittore e la sua terra: Gesualdo Bufalino e la Sicilia babba, in Rivista Sinestesie, 2002)

"Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio".

San Giuseppe Moscati
(Biglietto scritto  il 17 ottobre 1922)